Ma l'istinto esiste ancora?

Una volta le famiglie erano numerose, figlie e madri partorivano insieme, le donne accudivano altre donne.

Nello stesso letto si moriva e si nasceva. Ancor oggi in alcune società matriarcali all’interno della casa vi è una stanza dedicata all’”arrivo” o alla “dipartita”.

La vita ruotava attorno al focolare: le bambine fin da piccole crescevano osservando donne che partorivano, che allattavano e si prendevano cura dei loro piccoli, loro stesse prendevano parte attiva all’ accudimento di fratelli, cugini e altri bimbi piccoli.

Così, quando a loro volta, diventate donne, davano alla luce, non avevano bisogno di sapere come fare ad allattare, come assecondare le richieste del neonato, lo sapevano e basta, la “conoscenza” era iscritta nella loro memoria corporea.

E se avevano dubbi, difficoltà, erano comunque supportate da un sistema di cura femminile che a sua volta si basava sulla memoria esperienziale.

Oggi le famiglie nucleari hanno portato all’isolamento delle donne che si apprestano a diventare madri, i decenni di medicalizzazione del parto e allattamento artificiale hanno cancellato la consapevolezza e fiducia delle donne nelle proprie capacità.

Dopo il parto dubitano di essere in grado di “nutrire” e prendersi cura del loro cucciolo, e come se questo non bastasse, vengono spesso messe in discussione proprio da quelle figure il cui supporto un tempo era determinante(madri, sorelle, amiche,..).

Le madri fanno appello al compagno che pur giocando rispetto un tempo  un ruolo fondamentale nel processo di gravidanza-parto e dopo parto, non sempre è in grado di sopperire all’assenza di sostegno femminile.

Di fronte all’incertezza, piovono manuali che hanno lo scopo di spiegare come allattare, come far dormire il bambino, come abituarlo ai ritmi senza correre il rischio di “ viziarlo” o di “traumatizzarlo”.

Le mamme chiedono consiglio a vari professionisti  ottenendo pareri non sempre concordi; parenti, amici, conoscenti, sentono il bisogno di dare il “giusto suggerimento”.

Così, a furia di riempire fino a saturare la parte razionale, ci allontaniamo gradualmente  dall’ascolto: di sé, del  bimbo, della propria storia …

Nell’era della scienza, delle evidenze, delle informazioni veloci catturate sul web, rischiamo di voler parlare di “naturalità”, monopolizzando questo termine, bistrattandolo, e negando ancora una volta la centralità della donna.

 

 



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