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Piange: avrà le coliche?

 

Quando non sappiamo dare spiegazione al pianto del neonato diciamo “avrà le coliche”. Ma cosa sono queste coliche? Ed esistono veramente? In effetti non ci sono studi che ne dimostrino l’esistenza e prima di ricorrere all’uso di farmaci che troppo spesso vengono prescritti dovremmo provare a soffermarci e chiederci che cosa il neonato sta cercando di dirci. Sì, perché innanzitutto dovremmo provare a sostituire il termine pianto.  Il neonato non piange: parla! Il pianto è il suo primo strumento di comunicazione per attirare l’attenzione dell’adulto, non ha altro modo per esprimere i suoi bisogni che non sono solo fame e sete ma sonno, calore, rassicurazione, amore, parole, contatto, paura,.. Secondo la legge della giungla (non dimentichiamo che siamo prima di tutto mammiferi), se il cucciolo non mantiene attiva l’attenzione della mamma su di sé, rischia di essere mangiato dal leone.

Per un neonato è fondamentale rimanere in uno stato di tranquillità, in cui non vi sia eccessiva esposizione allo stress, ha bisogno di sentirsi sicuro e questo avviene fondamentalmente attraverso il contatto. Se al contrario, il suo richiamo non viene ascoltato, se il neonato viene lasciato solo, e lo si lascia piangere in maniera eccessiva, i suoi livelli di stress aumentano, aumentano le tensioni, e diventa più difficile tranquillizzarlo. Anche perché il pianto prolungato crea tensione addominale, fa sì che il neonato ingurgiti aria, e a quel punto il mal di pancia non sarà la causa, ma la conseguenza.

Per riuscire a capire il neonato, a comprendere le sfumature del suo pianto, i suoi segnali, è necessario che la mamma stia a stretto contatto con lui/lei, soprattutto nelle prime settimane di vita.

 

Rischiamo di viziarli in questo modo? No, favoriamo la costruzione della loro base di sicurezza, quella base che promuove gradualmente l’autonomia. Perché se il neonato sa che il suo richiamo sarà ascoltato, se sa che la mamma è presente quando lui/ lei la chiama, si sentirà rassicurato e questo gli permetterà di sperimentarsi senza la costante presenza dell’adulto.


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