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A testa in su

Le ragioni per cui un bimbo si mette podalico potrebbero essere diverse, in ogni caso non è possibile definire con certezza il motivo. Sicuramente però vale la pena di valutare quali possano essere le risorse per incoraggiare il piccolo/a a mettersi a testa in giù. A volte le mamme ci contattano a 36-37 settimane di gravidanza quando con l’ecografia viene confermata la presentazione podalica e il momento della nascita ormai è vicino. In realtà le strategie per favorire il rivolgimento andrebbero messe in atto molto prima quando c’è ancora tempo e spazio sufficiente nell’utero materno. Già con l’ecografia di accrescimento che si fa attorno alle 30-31 settimane se il bimbo è a testa in giù si possono mettere in pratica delle utili strategie.
Attraverso il dialogo con la mamma si possono andare a mettere a fuoco eventuali fattori su cui si può lavorare a seconda delle esigenze che emergono: il movimento, posizioni specifiche, il rilassamento per favorire l’apertura del bacino e l’elasticità delle strutture di sostegno dell’utero. 
A 32-33 settimane si può applicare la moxibustione. Questa è una tecnica che appartiene alla medicina cinese e che consiste nello scaldare un punto preciso del piede attraverso la combustione di un sigaro di artemisia (è una pianta). 
Una volta spiegato ed insegnato, il trattamento può essere ripetuto a casa. La moxa non è dolorosa, non è pericolosa, va generalmente praticata per una settimana e se non ha funzionato si può ripetere per qualche altro giorno. Se anche la moxa non dovesse dare i risultati sperati a 36 s.g. si può valutare con il ginecologo il rivolgimento per manovre esterne, manovra che in questo caso viene effettuata in ospedale sotto guida ecografica.
E se il bimbo non si gira nonostante i tentativi? Non ci è permesso conoscere tutto, ci sono bimbi che scelgono di stare con la testa verso il cielo e noi non sapremo perché ma dovremo rispettare la loro scelta. E non vuol dire che se non si girano dipende dalla mamma che fin troppo spesso si sente responsabile di una nascita che non è quella vaginale ma che prevede il taglio cesareo.
E ancora: partorire con parto cesareo significa comunque partorire. Sarà una nascita diversa ma non meno importante o di minore valore. Al momento del parto ogni madre diventa ponte per l’arrivo in questo mondo e lo fa attraverso il suo corpo. Proprio per questo ogni nascita è da considerarsi sacra.

 


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