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Allattamento e social

Oggi sempre di più instauriamo grandi rapporti con i social ed a loro affidiamo spesso le nostre emozioni, i nostri dubbi, le paure, le nostre domande …

 

Questo accade anche nel dopo parto: numerosi sono i gruppi che raccolgono mamme in allattamento che hanno bisogno di un luogo in cui sentirsi accolte e protette …: mamme inesperte, spaventate, con questo “frugolo” in mano arrivato senza libretto delle istruzioni. Anche quando si è partecipato a corsi ed incontri informativi in gravidanza, quando è l’ora di mettere in pratica ciò che si è imparato, non sempre funziona..

…. e naturalmente i consigli non tardano ad arrivare, un lungo elenco tra cui è difficile capire quale sarà la strategia vincente..

Le risposte arrivano da mamme, operatori, consulenti, nel tentativo di sostenere “virtualmente “ questa mamma soprattutto per quanto riguarda le buone regole per l’avvio dell’allattamento e i fattori che rischiano di minarne la buona riuscita: esperienza personale e indicazioni tecniche si fondono per trovare la soluzione al problema.

A volte le discussioni si animano tra chi sostiene a pieno braccio l’allattamento al seno (i cui benefici alla luce delle evidenze scientifiche non possono più essere messi  in discussione) e chi invece non è disposta a sacrificarsi sull’ ”altare delle poppate a richiesta”: così quello che doveva essere un luogo sicuro in cui trovare conforto e sorellanza rischia di trasformarsi in una serie di formulazioni di giudizio..

Quando noi operatori facciamo la formazione sull’ allattamento ci vengono fornite una serie di nozioni tecniche che devono permetterci di comprendere come funziona una poppata, valutare l’attacco, i segni di suzione attiva, i segni di benessere del neonato …. ma una cosa  fondamentale da cui non si può prescindere è l’osservazione dell’ambiente in cui si trova la mamma, il sostegno, i segni di stress ed affaticamento emotivo, la capacità di adattamento (coping) alla nuova situazione … la sua storia …

Ci sono attacchi al seno “imperfetti” ma che non danno problemi, e allattamenti apparentemente buoni ma con livelli di stress che possono provocare un calo della produzione di latte..

Spesso dietro una richiesta di consulenza c’è una domanda nascosta: e questo può essere valutato solo stando “di fronte “ alla donna, nel suo ambiente familiare, a casa sua, guardandola, ascoltandola, permettendo al non detto di emergere attraverso un rapporto empatico che solo la presenza fisica assicura; la consulenza a domicilio permette di raccogliere informazioni che altrimenti rimarrebbero oscure, permette di individuare quali sono i punti di forza e di debolezza tenendo presente che l’unità mamma-neonato è immersa in un ambiente-famiglia che a sua volta è inserito in un determinato contesto socio-culturale.

In questo modo le conoscenze tecniche serviranno come guida, ma non andranno a sostituirsi a quelle che sono le risorse endogene della donna/mamma e che hanno bisogno di essere attivate perché ella possa scrivere la sua storia, diversa dalle altre e per questo “UNICA”.

Non neghiamo che anche i social, come Facebook, se usati bene abbiano un potenziale positivo, ma ci chiediamo fino a che punto possano sostituirsi in maniera efficace alla presenza reale e concreta.

Fare valutazioni limitandosi a guardare una foto inviata rischia di farci perdere di vista l’obiettivo oltre a non essere professionale.

 

 

Anche nell’ era del WEB e del cellulare, la visita domiciliare porta con sé il valore insostituibile del fattore umano, quello che coglie le necessità al di là dei dettagli tecnici descritti al telefono o con un messaggio, un valore che permette ad un  professionista competente di offrire il meglio per quel bambino, quella mamma, quella famiglia.

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